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Blitz contro clan: tra arrestati il presidente dei commercialisti di Catania

2025-01-14 18:31

Simona Mazzone

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Blitz contro clan: tra arrestati il presidente dei commercialisti di Catania

'Barcellonesi' gestivano ditta confiscata alla mafia NOMI-VD 

BARCELLONA POZZO DI GOTTO

(MESSINA) - C'è anche il presidente dell'Ordine dei commercialisti di Catania, il 60enne Salvatore Virgillito, tra i 15 arrestati dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Messina contro il clan di Barcellona Pozzo di Gotto. L'ipotesi è il concorso esterno all'associazione mafiosa: avrebbe "demandato" alla famiglia Ofria "l'attività di gestione di un'impresa confiscata alla mafia" di cui "era amministratore giudiziario", e quindi ricoprendo il ruolo di pubblico ufficiale, "agevolando la vendita in nero di pezzi di ricambio di autovetture e la sottrazione di denaro dalle casse della società".

Oltre 150 i poliziotti di Messina impegnati in collaborazione con i colleghi della mobile di Palermo, Catania, Siracusa, Enna e Vibo Valentia. Le indagini hanno svelato come il gruppo agiva attraverso la gestione illecita di un’impresa, con sede a Barcellona Pozzo di Gotto, attiva nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, di rifiuti speciali e demolizione di veicoli. La ditta, destinataria di diversi provvedimenti giudiziari di sequestro e confisca, sin dal primo sequestro era stata affidata a Virgillito, nominato amministratore giudiziario nel 2011. I vari provvedimenti giudiziari avevano riconosciuto come l’impresa fosse riconducibile alla cosiddetta 'famiglia mafiosa barcellonese', essendo stata gestita da un noto pregiudicato mafioso, figlio della titolare dell’impresa, ritenuto esponente apicale, attualmente detenuto. Tuttavia, nonostante i diversi provvedimenti di sequestro e confisca, le indagini hanno messo in luce come il capomafia barcellonese Domenico Ofria continuasse a gestire l'attività. Proseguiva, insomma, ad agire quale 'titolare di fatto' anche grazie ai comportamenti dell’amministratore giudiziario, completamente asservito al potere mafioso del clan, nei cui confronti manifestava riverenza e compiacenza. E' stato ricostruito anche il modus operandi degli indagati, i quali, grazie alla complicità dell’amministratore giudiziario e di alcuni storici dipendenti, vendevano pezzi di ricambio usati senza il titolo fiscale e lo smaltimento di rifiuti non censiti. L'impresa veniva utilizzata come strumento di illecito arricchimento, attraverso la continua appropriazione del denaro non contabilizzato dalle casse. Situazione che ha consentito agli indagati di mettere a segno estorsioni sia nei confronti del personale dipendente ritenuto non 'affidabile' e per questo motivo allontanato dall’azienda, sia verso altri imprenditori dello stesso settore, avvalendosi anche della 'simbolica' presenza quotidiana nei locali dell’impresa di Ofria e di tutti i suoi familiari. Domenico Ofria si sarebbe sentito male dopo la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. E' stato trasferito in ospedale in ambulanza per accertamenti. "Le indagini condotte hanno messo in evidenza come un'azienda confiscata a una organizzazione operante nel Barcellonese sia stata gestita senza soluzione di continuità dalla stessa organizzazione a cui era stata sottratta", ha commentato il procuratore capo di Messina Antonio D'Amato durante la conferenza stampa. "Tutto questo è stato possibile - continua D'Amato - grazie a intuizioni investigative, a un sistema di intercettazioni e monitoraggio e anche al determinante apporto di un collaboratore di giustizia. La continua presenza criminale ha generato agli occhi della comunità la percezione di una certa continuità delinquenziale". "L'esito delle attività d'indagine - dice anche il questore Annino Gargano - ha dimostrato come queste organizzazioni che oggi andiamo a contrastare efficacemente sul territorio abbiano alzato l'asticella del posizionamento mafioso nel territorio in cui gestivano le proprie attività. Un collaboratore di giustizia ha reso dichiarazioni nel corso delle investigazioni che hanno trovato poi riscontro nell'attività svolta".


GLI ARRESTATI

1) ACCETTA Giuseppe, nato a Milazzo (Me) il 25.03.1983; 2) ALESCI Luisella, nata a Messina il 28.09.1971; 3) CRINO' Salvatore, nato a Barcellona Pozzo di Gotto; 4) DE PASQUALE Natale Antonino, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 24.12.1980; 5) FOTI Tiziana Francesca, nata a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 15.10.1972; 6) MUNAFÒ Angelo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me); 7) OFRIA Antonino, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 10.09.2003; 8) OFRIA Carmelo, nato a Milazzo il 30.09.1992, residente a Barcellona Pozzo di Gotto (Me); 9) OFRIA Chiara, nata a Milazzo il 22.06.1999, residente a Barcellona Pozzo di Gotto (Me); 10) OFRIA Domenico, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 07.11.1971; 11) OFRIA Giuseppe, nato a Milazzo il 05.04.1994, residente a Barcellona Pozzo di Gotto (Me); 12) OFRIA Salvatore, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 19.07.1964, attualmente detenuto nella casa circondariale di Vibo Valentia; 13) SALVO Fabio Andrea, nato il 30.11.1973 a Barcellona Pozzo di Gotto (Me); 14) SALVO Paolo, nato il 11.05.1970 a Barcellona Pozzo di Gotto (Me); 15) VIRGILLITO Salvatore, nato a Paternò (Ct) il 12.01.1965 e residente a Catania.


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