CALTANISSETTA - La guardia di finanza di Caltanissetta ha eseguito un sequestro di beni nei confronti di Emanuele Catania, inteso Antonino, imprenditore gelese attivo nel settore della pesca e della commercializzazione di prodotti ittici, anche su scala internazionale. Il provvedimento ha riguardato un patrimonio di circa 50 milioni di euro, costituito da oltre 40 immobili, veicoli, conti correnti bancari, quote societarie, unità navali (pescherecci) e compendi aziendali con sedi e ramificazioni in Italia e Marocco. Il sequestro nasce da accertamenti patrimoniali che hanno riguardato 45 soggetti tra persone fisiche e giuridiche. E' stato così ricostruito un imponente reticolo societario e familiare, oltre a una sperequazione evidente tra redditi dichiarati e incremento patrimoniale nel periodo 1985-2022.
Emanuele Catania è stato coinvolto e condannato in via definitiva per associazione mafiosa per avere fatto parte sin dai primi degli anni ‘90 del clan operante a Gela, i Rinzivillo, avente al vertice i fratelli Antonio, Crocifisso e Salvatore. Catania è stato punto di riferimento per il clan e in particolare per il reggente, Salvatore Rinzivillo, offrendogli supporto per favorire l’infiltrazione nel tessuto economico di attività con le quali riciclare proventi illeciti e operando anche in condizioni di favore grazie alla 'persuasione' mafiosa in grado di alterare le regole della concorrenza di mercato. Rinzivillo chiedeva a Catania disponibilità per favorire il commercio nel settore ittico nell’ambito del più ampio progetto sviluppato, insieme ad altri imprenditori gelesi, di estensione del commercio dal Marocco, Paese dove Catania aveva acquisito il controllo della società Gastronomia Napoletana, della quale era sia socio sia amministratore unico. Le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia hanno descritto, sin dagli anni ’80, rapporti fondati su reciproci obblighi e vantaggi tra Catania e la consorteria mafiosa gelese. Così, il settore ittico siciliano è risultato essere gestito, in massima parte, dai mafiosi che imponevano le loro forniture di pesce, monopolizzando il mercato. Molti dei beni e delle società sequestrate sono formalmente riconducibili al fratello di Emanuele Catania, Antonino, inteso Nino, coinvolto nell'operazione quale 'terzo interessato'. La guardia di finanza ha ricostruito l’intero patrimonio dei parenti, evidenziando come la capacità reddituale ufficiale dei nuclei familiari fosse del tutto incongrua rispetto ai capitali investiti, specie nel periodo tra il 1998 e il 2007.



















.jpeg)











