Il trapianto di cuore da donatore a cuore non battente, detto anche "a cuore fermo", è una procedura in cui il cuore viene prelevato da un donatore deceduto a seguito di un arresto cardiaco irreversibile, anziché per morte cerebrale. In Italia questa pratica è regolamentata da una specifica normativa ed è in espansione. In Sicilia questo tipo di trapianto è stato eseguito per la prima volta all’Ismett di Palermo alla fine di luglio: il donatore era ricoverato al Civico e si trovava in una condizione clinica di lesione cerebrale irreversibile. In conformità con i protocolli previsti per questo tipo di donazione il paziente è stato sottoposto a circolazione extracorporea, prima del prelievo degli organi. L’arresto cardiaco aveva comportato un periodo di ischemia, durante il quale il cuore non riceveva ossigeno, aumentando il rischio di danni irreversibili. Il paziente trapiantato è stato già dimesso ed è in buone condizioni cliniche. “Si è trattato di un intervento complesso – spiega Sergio Sciacca, responsabile del programma di trapianto di cuore di Ismett – reso possibile grazie ad un team multidisciplinare costituito da chirurghi, cardiologi, anestesisti, perfusionisti, infermieri specializzati, psicologi e fisioterapisti e dall’utilizzo delle tecnologie più avanzate. Nel caso di un trapianto cardiaco con prelievo da donatore dcd, infatti, il cuore rimane fermo per almeno 20 minuti. Durante questo periodo, l’organo non riceve ossigeno né sangue, condizione che può compromettere in modo significativo la sua funzionalità”.



























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