PORTO EMPEDOCLE - All’alba, al porto di Porto Empedocle, sono arrivate con il traghetto Las Palmas le prime dieci salme del naufragio a largo di Lampedusa, dove sono morte 27 persone. Tra le vittime anche una bambina di undici mesi e suo padre. Grande dolore e commozione sul molo alla vista delle bare, solo silenzio e preghiere per le vittime. Si tratta delle salme di alcuni dei migranti non sopravvissuti al naufragio, tra i quali una neonata, il cui corpo riposa dentro la bara bianca.
La neonata di 11 mesi, il papà e un'altra persona verranno tumulati a Canicattì; tre adulti a Palma di Montechiaro, due a Grotte, uno a Castrofilippo e un altro a Joppolo Giancaxio. La drammatica suddivisione è stata eseguita dalla Prefettura di Agrigento, grazie alla grande disponibilità dei sindaci agrigentini. "C'è sempre stata la nostra disponibilità. Canicattì ha dato, fino ad ora, sepoltura ad almeno 130-140, migranti. Dobbiamo essere solidali, perdono la vita per trovare un po' di pace, per inseguire lavoro e futuro. Tocca il cuore tutto questo - dice il sindaco Vincenzo Corbo -. Spesso non ci si pensa. Una mamma che si mette in mare, su una barchetta fatiscente, con la figlioletta di appena 11 mesi: è questa la disperazione!". Mentre il sindaco di Palma di Montechiaro, Stefano Castellino dice: "Ancora una volta, il cimitero comunale di Palma di Montechiaro aprirà le sue porte per accogliere tre salme. Questa città, che ha saputo rispondere con dignità e umanità a decine di queste tragedie in passato, non farà mancare la propria accoglienza. Siamo al fianco del prefetto di Agrigento, per garantire un degno ultimo saluto a chi ha perso la vita in mare. Non possiamo consentire alle organizzazioni criminali di continuare con questa vergognosa tratta di essere umani". Castellino lancia un accorato appello: "Il Mediterraneo deve tornare ad essere mare di vita non di morte: basta vite spezzate che urlano dolore. L'occidente non può depauperare il continente africano ancora oggi nel 2025 e lasciare morire nella disperazione assoluta questi nostri vicini di casa: uomini, donne e bambini che urlano il loro dolore".























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