In Sicilia l'unico serpente velenoso è la vipera (vipera aspis), non è diffuso uniformemente sul territorio e facilmente riconoscibile per la caratteristica testa triangolare a punta di freccia, le pupille ellittiche e la presenza di fossette termiche tra occhi e naso. Le altre specie di serpenti presenti in Sicilia non sono velenose, come ad esempio il saettone comune (zamenis longissimus) e il biacco (hierophis viridiflavus). E ancora il colubro liscio (coronella austriaca), un altro serpente non velenoso presente nelle nostre campagne.

Ma d’estate si viaggia e bisogna essere pronti anche ad incontri non previsti e soprattutto con animali, serpenti nella fattispecie, mai visti. Innanzitutto per proteggersi dai morsi, è consigliabile indossare scarpe chiuse e pantaloni lunghi durante le escursioni, soprattutto in zone con vegetazione fitta. E’ bene anticipare che i morsi di serpente sono un rischio raro nei Paesi europei, ma non in molte destinazioni extraeuropee. Ogni anno, infatti, i morsi di serpente causano oltre 100 mila morti nel mondo. Le specie di serpenti esistenti sono circa 3 mila, ma solo il 15% è realmente pericoloso per l’uomo. A fare la differenza è il tipo di veleno, che in alcuni casi può contenere componenti neurotossici che sono cioè in grado di bloccare la trasmissione neuromuscolare e provocare paralisi respiratoria. Ecco comunque qualche consiglio per chi non vuole rinunciare ad una vacanza esotica solo per paura dei serpenti e del loro morso che anche quando non è letale, può essere molto doloroso e spaventare. In genere, entro 30-60 minuti compaiono eritema ed edema (gonfiore) nella sede del morso ma attenzione perché se fuoriescono gocce di liquido dalla ferita, è probabile che ci sia stato avvelenamento. L’edema può estendersi rapidamente, interessando l’intero arto colpito. Entro poche ore, può comparire anche livido o ecchimosi, segni tipici soprattutto nei morsi dei serpenti a sonagli. Nella zona possono comparire vescicole piene di siero o sangue, e nei casi più gravi anche necrosi. I sintomi sistemici comprendono nausea, vomito, diarrea, sudorazione profusa, difficoltà respiratorie, confusione, ipotensione, shock e, in alcuni casi, alterazioni neurologiche gravi come depressione respiratoria o paralisi muscolare. Alcuni pazienti riferiscono anche un sapore metallico, gommoso o mentolato in bocca, considerato un campanello d’allarme precoce nei morsi da crotalidi (come il serpente a sonagli). Riconoscere, infatti, la specie che ha morso è utile per indirizzare la diagnosi, ma non sempre lo sfortunato viaggiatore è in grado di identificarla. I serpenti corallo (nella foto in basso), ad esempio, hanno pupille rotonde, muso nero con bande rosse, gialle e nere alternate. La gravità dell’avvelenamento dipende da molti fattori: specie del serpente, quantità di veleno inoculato, sede e profondità del morso, ma anche tempo di intervento, età e condizioni cliniche del paziente. Il trattamento deve iniziare subito, anche prima dell’arrivo in ospedale ed è necessario immobilizzare l’arto colpito, senza usare lacci emostatici o fasciature costrittive, mantenere la zona del corpo ferita a livello del cuore, rimuovere anelli, orologi o abiti stretti. Le fasciature troppo strette, contrariamente a quanto si pensava in passato, possono peggiorare la situazione, causando ischemie e necrosi.



























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