PALERMO - Totò Cuffaro, ex governatore siciliano indagato per corruzione, associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti, aveva confidato al suo fidato collaboratore Vito Raso (anche lui finito sotto inchiesta) di avere intenzione di ricandidarsi alla presidenza della Regione siciliana. Emerge dagli atti dell'indagine nell'ambito della quale i pm di Palermo hanno chiesto i domiciliari per Cuffaro e altre 17 persone, tra cui l'ex ministro Saverio Romano.
Nel descrivere le precauzioni prese per "blindare" le sue comunicazioni, i magistrati evidenziano che Cuffaro a volte usava l'utenza della moglie e quella di un altro collaboratore, Antonio Abbonato. "Nell'adozione di tali accorgimenti, assurti a vero e proprio metodo, Abbonato e Raso - dicono i magistrati - hanno sempre assunto un comportamento proattivo finalizzato ad assicurare all'ex governatore della Regione Sicilia una sorta di schermo protettivo rispetto a possibili attività di intercettazione".
La vicinanza di Raso all'ex governatore sarebbe ulteriormente provata dal fatto che questi "dimostrava di conoscere, quasi in via esclusiva, - secondo gli inquirenti - le vere intenzioni di Cuffaro, interessato a candidarsi entro tre anni alla carica di presidente della Regione Sicilia". Nel corso di una conversazione in auto intercettata, Raso aveva rivelato a un amico che Cuffaro - si legge negli atti d'indagine - "aveva in progetto di candidarsi quale presidente della Regione, nonostante non lo avesse rivelato ad alcuno".
E ancora, nelle intercettazioni si sente Cuffaro istruire il collaboratore Raso: "I bandi prima di essere pubblicati li dobbiamo mandare a tutti i nostri amici". Tra gli "amici" a cui far sapere dei bandi, conosciuti in anticipo grazie alla complicità di una dirigente regionale, anche lei indagata, c'era anche il deputato regionale Carmelo Pace (pure lui sotto inchiesta).
"Ai deputati? ", gli chiede Raso. "Appunto si! E anche a quelli che non sono deputati... perché se no finisce che litighiamo con tutti…", gli rispondeva Cuffaro. "Io posso darlo ai politici, ai consiglieri comunali, alle prime linee e come si chiama... non è che lo possiamo dare a tutti o no…", cercava di capire l'interlocutore. "Fate una lista di 30/40 cristiani a cui man mano esce il bando li fate così..", concludeva l'ex governatore.
C'è un'altra talpa, oltre al colonnello dei carabinieri Stefano Palminteri, nell'inchiesta che coinvolge Cuffaro. Spunta il nome dell'ex poliziotto Filippo Paradiso. "E' molto in alto, buttato nei servizi segreti, è quello che ci sta facendo entrare nel...", diceva l'ex presidente non sapendo di essere intercettato. Poi parlando col capogruppo all'Ars della Dc Carmelo Pace, Cuffaro sostiene che Paradiso gli aveva consigliato di non parlare al telefono. "Dice 'ma tu parli assai al telefono', 'come parlo assai al telefono? perché che ho fatto?' ", afferma Cuffaro, riportando la conversazione con Paradiso. Ma il suo legale Gianluca Tognozzi smentisce: "Nessuna informazione coperta dal segreto investigativo è mai stata divulgata dal mio assistito Filippo Paradiso, peraltro impossibilitato ad avere conoscenza di notizie di tale natura. Definire 'talpa' un ex appartenete alla polizia di Stato rappresenta una lesione alla sua immagine e alla dignità della divisa che ha indossato. "Inoltre il mio assistito, che è stato in polizia fino al 2021, - conclude il legale - non è mai stato nei ruoli della Presidenza del Consiglio".
Intanto l'avvocato Claudio Gallina ha rinunciato al mandato difensivo dell'ex governatore. La scelta nasce da motivi di opportunità perché nella richiesta di arresti domiciliari per l'ex presidente della Regione il legale veniva citato in quanto tramite tra Cuffaro e un colonnello dei carabinieri. Il colonnello avrebbe chiesto a Gallina di incontrare il governatore, a cui avrebbe poi rivelato notizie riservate su indagini in corso in cambio di favori per la moglie. Cuffaro dunque ha nominato Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto come nuovi difensori. Il prossimo14 novembre l'ex presidente comparirà davanti al gip per l'interrogatorio preventivo.
















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