PALERMO - Ogni anno a circa 5 pazienti su 1000 viene fatta diagnosi di scompenso cardiaco avanzato e nonostante la terapia medica abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni, la mortalità rimane ancora del 20% ad 1 anno e del 50-60% a 5 anni dalla diagnosi. Il trapianto cardiaco rimane il trattamento di scelta per le fasi terminali della malattia ma la insufficienza di donazioni resta un grave problema e le assistenze meccaniche al circolo sia a breve (ossigenazione extracorporea a membrana) che a lungo termine (dispositivi di assistenza ventricolare sinistra) trovano sempre più spazio, riuscendo effettivamente a traghettare verso il trapianto tutti quei pazienti le cui condizioni cliniche non permettano l’attesa di un nuovo cuore o siano esse stesse una controindicazione al trapianto come l’ipertensione polmonare severa non reversibile. In Sicilia, Giuseppe (nella foto di copertina) è il primo paziente a vivere da dieci anni con un cuore artificiale.

Era il 2015, all’Irccs Ismett di Palermo, l’équipe guidata da Michele Pilato, direttore del Centro Cuore, e da Sergio Sciacca (nella foto), responsabile del programma di trapianto di cuore e cuore artificiale, impiantano a Giuseppe un Sistema Ventricolare Sinistro (VAD) di terza generazione.
Si tratta di pompe che utilizzano la tecnologia idromagnetica, flusso continuo e driveline esterna per alimentazione, mentre le apparecchiature di quarta generazione, attualmente in fase di diffusione clinica, sono a levitazione magnetica più compatte, riducono nettamente il rischio di complicanze e migliorando la qualità di vita. “Speriamo che, grazie ai nuovi dispositivi, questo traguardo diventi sempre più raggiungibile per altri pazienti” - dice Sciacca. “Grazie a loro sono ancora qui – racconta Giuseppe – senza, non ce l’avrei fatta. Ho avuto problemi, ma ho vissuto la mia vita con la mia famiglia”. Per festeggiare il decennale, il personale di Ismett ha organizzato una festa con targa ricordo, torta e festoni.



























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