La cirrosi epatica è una malattia cronica e degenerativa del fegato, in cui il tessuto sano viene sostituito da tessuto fibroso e cicatriziale, che compromette la funzione dell'organo. Le cause più comuni includono l'abuso cronico di alcol, le infezioni virali (come l'epatite B e C) e malattie metaboliche come il fegato grasso non alcolico. Oggi, l’obiettivo del trattamento è rallentare il progredire della malattia.

Di cirrosi si muore ancora tanto in Italia: 15 mila pazienti non ce la fanno e in Sicilia oggi si calcola che si possano contare più di 14 mila persone che ci convivono con oltre mille decessi annuali. Anche nella nostra regione il fegato grasso è la causa più frequente di malattia epatica cronica e quindi di cirrosi, colpendo circa 750.000 persone. Esistono reti telematiche regionali per la gestione dei pazienti con epatite C cronica e cirrosi, e centri d'eccellenza certificati per l'epatocarcinoma, come quelli di Palermo e Catania, che garantiscono percorsi di cura integrati e multidisciplinari.
Al Policlinico “G. Martino” di Messina è stato presentato ufficialmente il nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta) interaziendale per la gestione integrata dei pazienti affetti da cirrosi epatica. Chi ha una patologia al fegato potrà d’ora in avanti contare su un percorso ben definito e tracciato che dal medico di famiglia o dagli ambulatori del territorio conduce fino agli specialisti epatologi del Policlinico nel rispetto dei diversi step di trattamento e cura.
Gli attori principali saranno, oltre ai professionisti del reparto di Medicina a indirizzo epatologico, centro che ha il coordinamento del percorso, anche l’Asp di Messina e il centro Ismett di Palermo. L’unità operativa complessa di Medicina a indirizzo epatologico, diretta da Irene Cacciola, è il fulcro principale e fa da raccordo a un’équipe multidisciplinare composta da radiologi, endoscopisti, cardiologi, geriatri, diabetologi, chirurghi anestesisti e infermieri referenti per assicurare al paziente la possibilità di essere seguito lungo tutta la filiera: dalla diagnosi al trattamento o, nei casi di scompenso più avanzato, di essere indirizzato al centro trapianti qualora vi fosse una valutazione o indicazione in tal senso.
Un percorso costruito con la case manager aziendale Luisa Cucinotta per favorire una diagnosi precoce e una più facile presa in carico dei pazienti. “La cirrosi epatica - spiega la Cacciola - rappresenta lo stadio più avanzato delle malattie croniche di fegato e costituisce un importante problema di salute pubblica globale. Infatti, il paziente affetto da cirrosi epatica può andare incontro a episodi di scompenso della malattia di fegato (sanguinamento da rottura di varici gastro-esofagee, ascite, encefalopatia porto-sistemica) ed è ad alto rischio di sviluppare il carcinoma primitivo epatico, neoplasia a elevata mortalità. È pertanto evidente l’importanza di una diagnosi precoce della cirrosi che consenta di ridurre la probabilità degli episodi di scompenso della malattia, migliorando sia la prognosi dei pazienti affetti che il tasso di ospedalizzazione”.
Negli ultimi dieci anni, l’eziologia della malattia epatica cronica ha subito una trasformazione significativa. Se in passato le principali cause erano legate alle infezioni da virus dell’epatite B e C, oggi la forma predominante è rappresentata dalla Metabolic Associated Steatotic Liver Disease (Masld). Questa evoluzione riflette l’aumento delle patologie metaboliche nella popolazione, con un forte legame tra la malattia epatica e condizioni come il diabete mellito, l’obesità e le malattie cardiovascolari.
Pertanto, diventa cruciale impostare un iter diagnostico efficace che consenta di individuare precocemente pazienti con patologia epatica tra coloro che sono attualmente seguiti esclusivamente presso il medico di medicina generale o presso altri ambulatori specialistici.
































