La denatalità in Italia ha raggiunto un minimo storico, con meno di 370.000 nati nel 2024, con un calo quasi ininterrotto già dalla metà degli anni Sessanta. Il grafico in basso datato 2020 lo dimostra e già preannuncia il calo ulteriore dello scorso anno.

La Sicilia segue e, per certi aspetti, amplifica il trend nazionale di denatalità, registrando un vero e proprio "inverno demografico". I dati Istat per il 2024 confermano un calo costante delle nascite e un conseguente invecchiamento della popolazione residente in Sicilia diminuita a 4.779.371 abitanti, con una perdita di quasi 18.000 unità (-0,4%) rispetto all'anno precedente.
In Italia l’età media al primo parto è 32,4 anni che scende nella nostra regione a 31,7. E’ un dato che rende le madri siciliane le più giovani d’Italia. Non sono poche, però, le donne che partoriscono a 45 anni o più. Secondo i dati Istat più recenti, sebbene non esista una cifra esatta per il 2024, sono circa il 7-9% (5-6% in Sicilia) quelle che partoriscono dopo i 40 anni e una frazione minore, ma significativa, dopo i 45 anni.
Molto spesso le gravidanze nelle donne con età materna molto avanzata (45-49 anni) o con età materna estremamente avanzata (>50 anni) sono ottenute grazie alla procreazione medicalmente assistita. Dato che sia l’età materna sia la pma sono fattori di rischio di morbidità perinatale, un gruppo di ricercatori italiani ha condotto uno studio per valutare gli esiti materni e neonatali nelle gravidanze delle donne over 45, con un focus particolare sul tipo di concepimento spontaneo o mediante pma, e, nel caso della procreazione assistita, sull’origine degli ovociti.
I risultati, pubblicati all’inizio di ottobre sulla rivista scandinava “Acta obstetricia et gynecologica” mostrano che la morbidità materna è più alta nelle gravidanze ottenute con la pma, specialmente quando sono usati ovociti da donatrice, mentre gli esiti neonatali non sono significativamente diversi nelle gravidanze.
Lo studio ha rivelato che nelle gravidanze con pma la probabilità di taglio cesareo era quattro volte più alta che nelle gravidanze con concepimento spontaneo e quella di emorragia postpartum quasi tre volte. Non sono state osservate differenze tra i due gruppi per quanto riguarda gli esiti neonatali ma è emerso che la pma eterologa si associava a una probabilità quasi doppia di diabete gestazionale.
“Dato il crescente ricorso alla pma tra le donne più avanti negli anni, in particolare il crescente utilizzo di ovociti donati, i nostri risultati sottolineano la necessità di una consulenza preconcezionale completa”, raccomandano gli studiosi italiani. "Le donne dovrebbero essere informate sui maggiori rischi di diabete gestazionale, cesareo, emorragia postpartum e complicanze potenzialmente rare ma gravi come la placenta ritenuta. L'assistenza durante la gravidanza e il parto dovrebbe essere personalizzata, idealmente presso un centro ostetrico per gravidanze ad alto rischio”.






























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