MESSINA - Una richiesta di pizzo, ben 250 mila euro per "una messa a posto": una minaccia fatta in videochiamata dai due estorsori al capo cantiere, tramite uno smartphone consegnato da un ragazzo minorenne, giunto in scooter. Solo dopo si scoprirà che uno di criminali era collegato dal carcere di Palermo e l'altro dal penitenziario di Agrigento. È l'estorsione subita dai dipendenti della Cosedil, ditta che fa capo ad Gaetano Vecchio, presidente di Confindustria Sicilia.
Teatro dell'episodio il cantiere del risanamento di Fondo Fucile, in via Socrate a Messina, finanziato con risorse del Pnrr. A sventare il tentativo di estorsione sono stati i carabinieri avvertiti dall'imprenditore subito dopo che il capo cantiere aveva ricevuto la visita di un emissario del racket, il quale gli aveva preannunciato che qualche ora dopo qualcuno gli avrebbe parlato al telefono. La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati tre persone.
































