PALERMO - RadioArs segnala mal di pancia in alcuni deputati della maggioranza, soprattutto nel gruppo di Forza Italia, per la fisionomia che sta assumendo la manovra di stabilità, stravolta in aula rispetto al testo uscito dalla commissione Bilancio dove la il centrodestra aveva tenuto il punto sugli accordi raggiunti alla vigilia durante i vertici di coalizione pre-finanziaria.
Se è vero che il ddl del governo Schifani conteneva appena 28 articoli e quello uscito dalla commissione ne contava ben 134 (approvato tra l'altro con Pd e M5s che avevano abbandonato i lavori per protesta), il taglio ieri sera di 77 articoli e le modifiche apportate ad alcune norme, con le continue riscritture imposte all'assessore all'Economia Alessandro Dagnino, non sono andate giù a pezzi della maggioranza.
Troppo alto, sussurrano alcuni parlamentari 'malpancisti', è il prezzo che stanno pagando alcuni soci di maggioranza - coalizione che non sarebbe così compatta evidentemente - per avere strappato a Pd e M5s l'impegno a rinunciare all'ostruzionismo e al ricorso massiccio al voto segreto su ogni articolo. Non è stato digerito dai malpancisti il via vai, ieri sera tra le 20 e l'una di notte in torre Pisana (l'ufficio del presidente dell'Ars) di esponenti delle opposizioni, a volte presenti pure in riunioni che avrebbero dovuto essere riservate solo ai gruppi di centrodestra, per discutere delle norme da tagliare o modificare.
Il messaggio che fanno veicolare i delusi è che fatti salvi i primi tre articoli per il sostegno alle imprese e all'occupazione sui quali aveva puntato il governatore Renato Schifani, "per il resto in questa manovra c'è tanto di Pd, M5s e Mpa". Insomma, il testo finale sarebbe frutto di una sorta di maggioranza alternativa, con FdI a tirare le fila. E per cercare le "prove", sussurrano ancora i malpancisti, basterà guardare le riserve e le tabelle finali, "stravolte rispetto agli accordi di maggioranza".
"Da ormai una settimana siamo chiusi in Parlamento ad assistere a una guerra tra bande di una maggioranza che litiga per come spartirsi il malloppo della finanziaria", denuncia il deputato regionale di Controcorrente Ismaele La Vardera. L'ultima seduta di ieri è andata avanti fino a notte fonda: dopo le 3 di notte il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno ha allargato le braccia: "Mi dispiace per chi ha atteso fino a ora, la seduta è rinviata".
"Fare le notti - aggiunge La Vardera - è un metodo classico che coglie per stanchezza i deputati, vi immaginate 70 cristiani che votano il futuro della Sicilia decidendo milioni di euro senza alcuna lucidità? Esattamente quello che sta accadendo. Ieri notte sono riuscito a bloccare una norma di un milione di euro che avrebbe potuto favorire realtà vicine a un deputato. Il metodo è sempre lo stesso: cercare di non farti capire nulla, capite come ragionano? Capite la fatica per difendere gli interessi della collettività? Ammetto che quel deputato ha avuto il buon senso di accettare di bloccare quella norma. Ma se non me ne fossi accorto?".
Lo stesso Galvagno è sulle spine. "E' chiaro che dopo questa finanziaria, qualora non volessimo andare a casa prima, chiederò un serio confronto perché io non sono più disposto a perdere del tempo per fare incassare gli altri e per di più ricevere l'odio gratuito di alcuni colleghi", scrive alla fine di un messaggio inviato ieri sera via chat ai deputati.
"C'è un clima che definisco quasi di odio - aggiunge -. Il presidente Daidone (guida la commissione Bilancio dell'Ars, ndr) è stato quasi violentato in commissione bilancio per la bulimia di alcuni e non è corretto. Qui c'è gente però che ha incassato e gente che è rimasta a bocca asciutta e non funziona. C'è gente che si lamenta e ha mimetizzato le proprie proposte all'interno di tabelle e riserve con accordi con più interlocutori". Quindi, l'avvertimento: "Mi dispiace ma io difendo i colleghi parlamentari che realmente non hanno ottenuto nulla".
Parole che hanno subito scatenato la reazione di La Vardera: "Ho appreso dalla stampa di un messaggio che Galvagno ha mandato ai deputati la scorsa notte. Un messaggio che oltre a far far uscire fuori il clima di odio che c'è all'interno della maggioranza fa emergere anche come il presidente dell'Ars, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio, parla ancora una volta di spartizioni per i deputati. Un dato preoccupante con Galvagno che di fatto mette nero su bianco, con un messaggio su Whatsapp, quello che tutti temevano e cioè una nuova spartizione nascosta nelle tabelle della finanziaria. Vorrei ricordare che si tratta di soldi pubblici e per questo la Procura deve acquisire questa manovra. Ricordo che fieramente non partecipo a nessun accordo e sono fuori da ogni tipo di accordo. Ho già chiesto ai miei legali di preparare un esposto, perché questo dimostra ancora una volta che il sistema Cuffaro".
La seduta doveva riprendere oggi a mezzogiorno, poi il rinvio alle 14 e infine alle 16. Sala d'Ercole però è rimasta vuota. Giusto una breve apparizione alle 17.30 del vice presidente dell'Ars Nuccio Di Paola per comunicare la convocazione della conferenza dei capigruppo in sala lettura. Solo alla 18.30 la seduta è ricominciata.


















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