PALERMO - Altri colpi d'arma da fuoco sono stati esplosi contro la chiesa di San Filippo Neri allo Zen a Palermo. Questa volta i proiettili sono arrivati dentro l'edificio, si sono conficcati sul muro e hanno danneggiato il quadro elettrico.
A fine dicembre un petardo e colpi di arma da fuoco erano stati esplosi contro l'ingresso secondario della chiesa del quartiere, in via Fausto Coppi. Allora erano stati trovati diversi bossoli per terra. I proiettili avevano raggiunto l'interno della chiesa, dove fortunatamente non c'era nessuno.
E ancora: la notte di Capodanno un colpo di pistola esploso in strada ha frantumato una finestra e colpito al collo una donna che nel salotto di casa festeggiava l'inizio del nuovo anno. Il primo giorno dell'anno il quartiere si è invece svegliato con i cassonetti dell'immondizia sforacchiati dai proiettili e la fiancata di una macchina che aveva subito lo stesso trattamento, mentre poche ore dopo due ragazzini a bordo di uno scooter hanno bloccato la marcia del bus 619 dell'Amat, minacciando con una pistola l'autista, svenuto per lo spavento.
Il parroco, don Giovanni Giannalia, ha commentato con grande preoccupazione la nuova intimidazione: "Questa mattina abbiamo trovato il portone della parrocchia squarciato da colpi d'arma da fuoco, la conferma che non si tratta di bravate e che la situazione è fuori controllo. Evidentemente quello che fa la Chiesa nel quartiere Zen dà fastidio a qualcuno".
"Chiediamo alle istituzioni di intervenire in modo più organico - continua don Giannalia -. Qualcuno si sente impunito e con questi gesti prova a sfidare lo Stato e quanti rifiutano la violenza. Allo Zen non servono proclami ma soluzioni, bisogna porre rimedio al mare di illegalità, allo spaccio e alla violenza di cui si fa apologia. Non sappiamo chi siano i responsabili di questi gesti ma pensiamo si tratti di ragazzi pilotati da adulti".
L'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, condannando il gesto, osserva: "Di fronte a questa nuovo indegno attacco, che colpisce e danneggia addirittura l'aula nella quale si celebra la liturgia, alziamo la voce con forza nei confronti di chi crede di intimidire e di far indietreggiare l'annuncio coraggioso del Vangelo e l'impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere".
"Ostentare queste forme di violenza e di aggressione è segno di debolezza, oltre che di grettezza e di sottosviluppo umano. Chi usa violenza - aggiunge Lorefice - non è un uomo, è un bruto, un mostro. Rinnoviamo il nostro appello a tutti coloro che ne hanno il ruolo di continuare a mettere in campo un'azione sinergica che preveda, oltre ad una costante e decisa attività di controllo del territorio, una lungimirante politica urbanistica su questi quartieri della città, unitamente a una rinnovata progettualità educativa e di cura delle persone".






























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