CATANIA - Il sindaco di Paternò, Nino Naso, ha dato mandato al proprio legale, l'avvocato Luigi Casiraro, di adire al Tar contro il decreto di scioglimento per mafia del Comune. "Siamo pronti - afferma l'avvocato Casiraro nel rendere nota l'iniziativa - a contrastare le tesi sullo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose del Comune di Paternò. Chiederemo una verifica rigorosa: la legge richiede fatti specifici, attuali e gravi, direttamente imputabili all'amministrazione. Qui la motivazione si basa soprattutto su valutazioni di contesto e su elementi non verificati da alcuna autorità giudiziaria".
"Nel decreto non risultano provvedimenti penali o contestazioni a carico del sindaco - aggiunge il legale -. Il concetto di "condizionamento" costituisce una valutazione discrezionale dell'amministrazione, che dovrà ora essere verificata nelle sedi giurisdizionali competenti".
"Deve essere smentita in modo categorico - sottolinea l'avvocato Casiraro - qualsiasi ipotesi di contatti, rapporti o favoritismi nei confronti della criminalità organizzata da parte del sindaco o dell'amministrazione comunale. Non vi è stato alcun comportamento, né risultano provvedimenti amministrativi, che abbiano favorito, direttamente o indirettamente, interessi criminali".
Non soltanto presunte infiltrazioni mafiose nel Comune di Paternò, ma si contesta anche "l'inosservanza delle regole, anche basilari" nella gestione dell'Ente locale come "si evince anche dall'esposizione debitoria che alcuni amministratori comunali hanno maturato negli anni per il mancato pagamento dei tributi locali", come si legge nella relazione del ministro dell'Interno allegata al decreto di scioglimento del Comune di Paternò firmato dal presidente della Repubblica.
Secondo gli accertamenti della Commissione d'indagine "diversi assessori e consiglieri comunali, sia di maggioranza che di minoranza, risultano morosi dei confronti del Comune di Paternò pur avendo ricevuto cartelle di pagamento regolarmente notificate a ciascuno di essi a cui però non ha fatto seguito il versamento dell'importo dovuto, determinando una posizione di conflitto con l'Ente locale che produce riflessi anche sullo status di rappresentante elettivo".
"Tali indebiti - si legge ancora nel documento - riguardano anche il primo cittadino di Paternò che ha omesso di pagare tributi comunali (Imu e Tari) sin dal 2012-2013. Solo dopo l'insediamento della Commissione d'accesso il citato amministratore ha provveduto in parte a corrispondere il dovuto".



























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