In Sicilia si stima che quasi mezzo milione di persone di sesso maschile soffrano di ipertrofia prostatica benigna e se consideriamo solo la popolazione ultra cinquantenne il dato balza in alto: un uomo su due. Negli over 80 si arriva addirittura al 90%. Sono percentuali che fanno subito comprendere quanto sia importante diagnosticare per tempo questo aumento di volume della prostata che si accompagna a problemi urinari come difficoltà a iniziare la minzione, flusso debole e intermittente, bisogno di urinare spesso (anche di notte) e sensazione di svuotamento incompleto, dovuti alla compressione dell'uretra proprio da parte della prostata ingrossata.
In determinate situazioni, soprattutto quando l’ipertrofia prostatica non è avanzata una tecnica è la cosiddetta Rezum, che è un trattamento mini-invasivo che utilizza il vapore acqueo per ridurre il volume della prostata ingrossata, alleviando i sintomi urinari e preservando le funzioni sessuali ed erettili, a differenza delle chirurgie tradizionali.

In Sicilia l’unità dipartimentale di Urologia dell'ospedale Civico di Partinico ne ha già eseguite 60. Il reparto è diretto da Maurizio Cacciatore (nella foto con il suo team); attualmente è l’unica struttura dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo ad adottare questa metodica mini-invasiva. “La procedura Rezum rappresenta una soluzione efficace e sicura per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna - spiega Cacciatore -: si tratta di una tecnica mini-invasiva che consente di ridurre significativamente i sintomi urinari, con tempi di intervento contenuti, rapido recupero post-operatorio e benefici clinici apprezzabili, già, nelle prime settimane”.
Il trattamento utilizza vapore acqueo, ottenuto dalla trasformazione dell’acqua in vapore, che viene iniettato nei lobi prostatici ipertrofici, determinandone una progressiva riduzione volumetrica. La procedura si caratterizza per l’assenza di incisioni chirurgiche e di perdite ematiche, una degenza ridotta e la possibilità di esecuzione senza anestesia generale.
“La metodica - continua Cacciatore - è indicata, sia nei pazienti più giovani, nei quali consente la preservazione della funzione eiaculatoria, sia nei pazienti anziani portatori di catetere a permanenza e non candidabili a interventi chirurgici tradizionali per la presenza di comorbilità”. I benefici clinici sono generalmente riscontrabili entro circa 15 giorni dall’intervento e risultano stabili nel tempo.
































