CALTANISSETTA - Beni per 1,2 milioni di euro sono stati confiscati, in primo grado, dalla direzione investigativa antimafia a un imprenditore ennese con precedenti per estorsione aggravata dal metodo mafioso, truffa, associazione per delinquere e ritenuto contiguo a Cosa nostra.
Il provvedimento dispone nei confronti dell'indagato anche la sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni. Lo stesso imprenditore nel 2003 era stato condannato per avere estorto denaro o recuperato crediti per conto terzi, avvalendosi della sua vicinanza a Cosa nostra. Per lo stesso reato è stato segnalato nel 2016 ed è attualmente imputato per reati contro il patrimonio mediante frode e per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari.
La confisca ha interessato l'intero capitale sociale e i beni strumentali di una società a responsabilità limitata operante nel settore edile e di una ditta individuale operante nel settore agricolo, tre fabbricati e tre terreni, tre autoveicoli e numerosi rapporti bancari intestati all'indagato e al suo nucleo familiare, per un valore stimato in complessivi 1.200.000 euro circa.
Sempre a Caltanissetta beni per un milione di euro sono stati sequestrati dalla polizia a un pregiudicato ritenuto anche lui vicino a esponenti di Cosa nostra. Al centro delle indagini il patrimonio dell'uomo che, secondo l'accusa, nel corso degli anni, soprattutto dal 2005, era risuscito ad accumulare un patrimonio immobiliare di particolare entità, utilizzando i proventi delle sue attività illecite, legate soprattutto allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Il sequestro riguarda quattro beni immobili a uso abitativo e commerciale, due a Caltanissetta e due nelle Marche, una società che si occupa del commercio e noleggio di autovetture, nonché del commercio al dettaglio e all'ingrosso on-line di bevande alcoliche e analcoliche, un'impresa individuale di tabacchi con annessa ricevitoria del lotto, due imprese dedite all'attività di bar, e dieci rapporti finanziari accesi su istituti bancari e postali, per un totale approssimativo di un milione di euro.
































