ROMA - Il governo Meloni ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale nei territori della Sicilia, Sardegna e Calabria colpiti dal violento maltempo dei giorni scorsi. In una nota dopo il Consiglio dei ministri, il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, spiega che "lo stato di emergenza può durare 12 mesi, prorogabile per altri 12, come prevede il Codice di protezione civile".
"Per fare fronte ai primissimi interventi previsti dall'art. 25 lettere a,B,c del Codice di protezione civile, è stata deliberata la somma complessiva di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali", conclude la nota.
"In questo momento sono 100 milioni per le tre regioni - ha detto Musumeci -. Servono essenzialmente per fare fronte alle prime spese sostenute dai Comuni, cioè la rimozione di detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali. Non appena dalle Regioni arriverà un quadro dettagliato dei danni potremo procedere all'ulteriore stanziamento che invece servirà alla ricostruzione".
"Verrà adottato un provvedimento interministeriale perché su questo tema della ricostruzione interverranno più ministeri - ha aggiunto -. E si potrà procedere in deroga alla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate. Ove le opere fossero alcune particolarmente complesse, si attiverebbe la legge 40 che è lo stato di ricostruzione, quindi cessa lo stato di emergenza e si apre lo stato di ricostruzione per il quale il competente non sarà più il commissario delegato, cioè il presidente della Regione, ma un commissario straordinario, esattamente come abbiamo fatto nel centro Italia e in Emilia Romagna".
Soddisfatto il presidente della Regione, Renato Schifani, che ha partecipato al Cdm: "Ringrazio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la sensibilità, l'attenzione e la rapidità dimostrate. Alla nostra gente voglio dire che non è sola: tutte le strutture regionali sono al lavoro con il massimo impegno per intervenire subito e non lasciare indietro nessuno".
Sulla stima dei danni Schifani ha aggiunto: "Una prima ricognizione c'è e purtroppo si tende addirittura a superare un miliardo e mezzo di euro come danni diretti e indiretti, perché ogni giorno che passa naturalmente emergono danni non emergenti immediatamente. Quindi si tratta di danni non indifferenti. Si è trattato di un evento straordinario, un evento che ha messo in ginocchio una parte turistico-alberghiera prioritaria della Sicilia, la zona di Taormina, per cui temiamo anche il crollo delle strutture turistiche in un centro che ha brillato in Sicilia come Pil di attrazione turistico-alberghiera".
"Siamo tutti sul pezzo ed evidentemente occorre riflettere sul futuro, sulla tutela delle fasce costiere diverse secondo le mutazioni dell'ecosistema che ormai sono sotto gli occhi di tutti. Ormai a grandi incendi e grandi mareggiate purtroppo ci dovremo abituare", ha detto ancora Schifani sottolineando che "una mareggiata del genere in Sicilia non c'era mai stata. Occorrerà prevedere un piano di prevenzione delle fasce antropizzate, cioè quelle abitate da cittadini o da strutture turistiche, per difenderle da queste mareggiate. Ci sono i sistemi, occorre realizzare una grande progettazione che abbiamo in mente per difendere queste aree. Ci vorrà qualche anno, l'importante però è iniziare".
"Ascoltando il grido di dolore di migliaia di persone che ho visto in Sicilia, sull'accelerazione dei tempi, mi sento di dire in maniera semi-ottimistica che non avremo problemi di coperture finanziarie perché ci rivarremo anche sul Fondo di solidarietà europea, sull'Fsc, sulla rimodulazione dei fondi sociali di coesione, i fondi nazionali e quelli regionali che non mancheranno. La vera scommessa di questa disgrazia è quella dei tempi. Bisogna garantire la realizzazione entro l'estate, se ci riusciamo, di molti lidi balneari che sono stati distrutti e che rischiano di perdere la stagione, di tante case ed esercizi commerciali che sono state devastati", ha dichiarato Schifani.
"Nella ricostruzione non autorizzeremo, evidentemente, costruzioni o lidi sul mare con steccati e altro poco agibili e facilmente aggredibili, si andrà a una ricostruzione illuminata e legale. In Sicilia vi è una legge del '76 che prevede l'obbligo della distanza delle costruzioni di 150 metri dal mare, ma soltanto per quegli immobili che non siano finalizzati alla fruizione diretta del mare, per cui un ristorante è abusivo, ma un lido balneare che dà sul mare non è abusivo perché è in linea con la legge regionale. Dopo questo tema si pone poi quello della direttiva Bolkestein che conosciamo tutti, e che è un grande interrogativo che si pongono anche tanti operatori balneari che sì, ripristineranno i loro lidi, ma vanno incontro a una data allo stato attuale perentoria, quella della scadenza della possibilità di stare lì senza concessioni", ha concluso Schifani
































