MILANO - Fabrizio Corona, con i suoi legali civilisti e l'avvocato Ivano Chiesa, ha depositato un atto di "reclamo", ossia un ricorso contro l'ordinanza del giudice civile di Milano Roberto Pertile che, il 26 gennaio, ha imposto all'ex re dei paparazzi, accogliendo l'istanza degli avvocati di Alfonso Signorini, di non diffondere ulteriori contenuti "di carattere diffamatorio" contro il conduttore, di rimuovere tutti quelli già messi su web e social e di consegnare il materiale, compresi documenti, chat, immagini e video usati per le puntate del suo format 'Falsissimo'.
Per il giudice Corona con quei video di attacchi a Signorini ha solo alimentato un "pruriginoso interesse del pubblico" e una "morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali". E ha accusato il conduttore "di aver 'perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti'", senza "neppure il conforto di prove", per "offendere" la sua "dignità" e "ricavare profitto".
Per l'avvocato Chiesa, invece, quel provvedimento di inibitoria si muove dal "presupposto errato che Fabrizio abbia voluto parlare dei gusti sessuali di Signorini", mentre lui ha "denunciato l'esistenza di un sistema che avrebbe comportato la commissione di reati: ci sono denunce e un'indagine". Da qui il reclamo con al centro la libertà di espressione tutelata dalla Costituzione, contro ogni forma di "censura preventiva". Un collegio di giudici civili dovrà fissare udienza.
Intanto è stata fissata per il 21 settembre la prima udienza della maxi causa civile contro Fabrizio Corona intentata dal gruppo Mediaset, da Pier Silvio e Marina Berlusconi, da Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, con una richiesta danni reputazionali e patrimoniali, per una "campagna di odio" e diffamazione con una "violenza verbale inaudita", da 160 milioni di euro in totale.
































