Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta. Nel 2025 sono scese a 13 le città che hanno superato i limiti giornalieri di polveri sottili PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all'anno) contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Quello del 2025 è dunque uno dei bilanci più positivi degli ultimi anni.
Palermo ha la maglia nera, seguita da Milano, Napoli e Ragusa. E' la fotografia dello stato della qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani contenuta nel nuovo rapporto "Mal'Aria di città 2026" di Legambiente.
Il 2025, in termini di superamenti giornalieri della media di 50 microgrammi per metro cubo previsti dalla legge per un massimo di 35 giorni nell'anno solare per le polveri sottili (Pm10), per quanto sia uno dei più positivi degli ultimi anni, vede 13 città che hanno superato il limite di legge con almeno una delle centraline di monitoraggio ufficiali dell'Arpa.
A Palermo la centralina Belgio ha raggiunto gli 89 sforamenti, con una media annuale della centralina di 42 microgrammi per metro cubo. In Sicilia è seguita da Ragusa (Campo di Atletica) con 61, con una media annuale della centralina di 37 microgrammi per metro cubo.
Nella lista delle 55 città capoluogo di provincia con la concentrazione media annuale di Pm10 più alta, e relativa percentuale di diminuzione necessaria per rispettare i limiti previsti a partire dal 2030, il capoluogo siciliano segna una media annuale di 28 microgrammi di Pm 10 per metro cubo e una riduzione necessaria per rientrare nei parametri 2030 del 28%. Ragusa, anch'essa con una media di 28 microgrammi, necessita di una riduzione del 29%. Catania, con media annuale di 24, dovrà tagliare il 18% di Pm10. Siracusa, con 22, necessita di un calo del 10%.
Prendendo in esame i 15 anni tra il 2011 e il 2025, le proiezioni al 2030 non sono rassicuranti per le quattro città siciliane. Se nel 2030 la media annuale di Pm10 per metro cubo non potrà superare 20, Ragusa (secondo la proiezione elaborata da Legambiente, mantiene inalterato il dato di 28; Palermo passa da 28 a 24; Catania da 24 peggiora arrivando a 29 e Siracusa passa da 22 a 25.
Per quanto riguarda il Pm 2,5, nessuna città italiana capoluogo supera attualmente i 25 microgrammi per metro cubo come media annuale. Ma il valore limite nel 2030 sarà di 10 microgrammi per metro cubo. In Sicilia Ragusa oggi si assesta a 16 microgrammi e da qui al 2030 dovrà ridurre le emissioni del 38%. Palermo, il cui dato attuale è di 12 microgrammi, dovrà tagliare il 17% di emissioni. Siracusa, con 17, il 3%.
La concentrazione di biossido di azoto (NO2), inquinante legato alla combustione di motori diesel, rientra nei limiti di legge nelle 104 città capoluogo monitorate in Italia. Ma rispetto ai valori che entreranno in vigore nel 2030 (20 µg/mc), Palermo (33 µg/mc), Catania (30 µg/mc), Messina (media annuale di 27 µg/mc, dovranno ridurre i valori rispettivamente del 39%, 33% e 26%.
Gli altri capoluoghi di provincia della Sicilia, per quanto riguarda il Pm10 vedono Agrigento con 17 microgrammi per metro cubo; Caltanissetta con 20; Enna 14, Messina 20, Trapani 18. La provincia con i dati migliori dell'isola è Enna: Pm10 14, Pm2,5 7, NO2 4.
Se i nuovi limiti europei del 2030 sulla qualità dell'aria fossero già in vigore oggi sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il particolato PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l'NO2 (biossido di azoto). Legambiente rileva che i trend di riduzione del PM10 sono troppo lenti: 33 città rischiano di non centrare gli obiettivi al 2030 anche mantenendo l'attuale ritmo di diminuzione.
"Il governo deve rafforzare le politiche per la qualità dell'aria, non indebolirle - è l'appello del direttore generale dell'associazione ambientalista, Giorgio Zampetti -. E' irragionevole tagliare i fondi proprio quando iniziano a emergere segnali concreti di miglioramento. Servono interventi strutturali e risorse adeguate su mobilità sostenibile, riscaldamento e riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali, agricoltura e allevamenti intensivi".
Legambiente ricorda che nel 2030 i parametri europei sulla qualità dell'aria saranno più stringenti (20 µg/metro quadrato per il PM10, 20 µg/m3 per l'NO2, 10 µg/m3 per il PM2.5). "Un alert preoccupante a cui si aggiunge la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva Nec 2016 - osserva la ong -. La quarta che si aggiunge alle tre aperte negli anni precedenti per il superamento dei valori limite degli inquinanti atmosferici stabiliti dalla Direttiva Quadro Aria (AQD)".
Tornando ai dati del 2025, Palermo ha registrato 89 giorni oltre il limite, Milano 66, Napoli 64 e Ragusa 61. Sotto le sessanta giornate ci sono Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento. Nessuna città supera i valori annuali previsti dalla normativa vigente per PM10, PM2.5 e biossido di azoto.
Guardando al 2030 con la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell'aria il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta già ora il limite previsto per il PM10 di 20 microgrammi per metro cubo. Le più distanti dall'obiettivo sono Cremona, Lodi, Cagliari, Verona, Torino e Napoli.
La situazione è ancora più critica per il PM2.5, dove 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo. I casi più problematici sono Monza, Cremona, Rovigo, Milano, Pavia, Vicenza. Per quanto riguarda il biossido di azoto, 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo. Su tutte Napoli, Torino, Palermo, Milano, Como e Catania.


























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