PALERMO - Il tribunale di Palermo ha stabilito che la ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato per oltre 76mila euro per il fermo subito dalla nave Sea Watch 3, nel giugno del 2019. L'episodio fa riferimento al caso legato all'allora comandante della nave Carola Rackete, che il 29 giugno di quell'anno forzò il blocco navale di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti nell'isola. Adesso lo Stato dovrà risarcire le spese patrimoniali documentate, sostenute tra ottobre e dicembre del 2019, quindi spese portuali e di agenzia, carburante per mantenere la nave attiva e spese legali.
La giudice della sezione civile Maura Cannella ha condannato anche i ministeri, in solido, al pagamento delle spese del giudizio in favore di Sea Watch, in persona del legale rappresentante pro tempore, liquidate in 14.103 euro oltre spese generali, Iva e Cpa.
La nave è stata trattenuta dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019. Subito dopo il fermo, il 21 settembre, la Sea Watch aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento. Dal prefetto non erano giunte risposte e questo, secondo la legge applicabile in casi simili, avrebbe comportato il silenzio‑accoglimento, cioè la cessazione automatica del sequestro. La nave era rimasta bloccata fino a quando, dopo un ricorso d'urgenza, il tribunale di Palermo il 19 dicembre 2019 ne aveva ordinato la restituzione.
"Il risarcimento a Sea Watch, legato alla vicenda Rackete, dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt'altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti - dice la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi - mentre sulle navi italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere. Noi, a differenza loro, non ci voltiamo dall'altra parte. C'è chi la chiama arroganza e chi giustizia".
"Alla nostra reazione - aggiunge - davanti all'annuncio del cosiddetto blocco navale, Fratelli d'Italia ha risposto con l'intimidazione: 'Basta con l'arroganza di certe ong'. Eppure quella che loro definiscono arroganza è stata riconosciuta dai tribunali competenti come rispetto del diritto internazionale".






























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