RAGUSA - Una fistola artero-venosa è una comunicazione anomala tra un’arteria e una vena. Come noto, il sangue scorre dalle arterie ai capillari e, quindi, nelle vene. Se è presente una fistola artero-venosa, il sangue va direttamente da un’arteria a una vena, bypassando i capillari. Le fistole artero-venose sono una patologia ma possono anche essere create intenzionalmente a scopo medico.
Nella dialisi renale, ad esempio, si richiede una puntura venosa per ogni seduta. A seguito dei prelievi ripetuti, la vena tende a infiammarsi, spesso si forma un coagulo. In alcuni casi si sviluppa, addirittura, un tessuto cicatriziale che danneggia la vena. Per evitare questo problema,
si crea, appunto, una fistola arterovenosa, solitamente tra una vena e un’arteria vicina del braccio.
In tal modo è più facile l’inserimento dell’ago e il sangue scorre più velocemente. Sono indispensabili in dialisi perchè la macchina deve filtrare circa 300-400 ml di sangue al minuto. Le vene normali hanno pareti sottili e un flusso troppo lento per sostenere questa velocità: collasserebbero immediatamente sotto la pressione della pompa.

Con la fistola aumenta il flusso, si rinforza la parete della vena che non si rompe con l'inserimento ripetuto di aghi di grosso calibro e, infine, le fistole hanno un rischio molto più basso di infezioni gravi e trombosi. Questo “cortocircuito” può però influenzare il cuore perché il ventricolo sinistro deve pompare più sangue per l’aumento della gittata cardiaca e nei pazienti con una funzionalità cardiaca già compromessa, questo sovraccarico può peggiorare uno scompenso cardiaco esistente.
Ecco allora che prima di creare una fistola, gli specialisti eseguono sempre una valutazione cardiologica e vascolare approfondita per assicurarsi che il cuore del paziente possa tollerare il nuovo carico di lavoro. Un progetto di ricerca è stato quindi avviato dall’Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’ASP di Ragusa, in collaborazione con la Cardiologia dell’ospedale “Giovanni Paolo II” per sviluppare algoritmi basati sull’intelligenza artificiale per aiutare i medici a valutare l’impatto delle fistole artero-venose ad alta portata sull’equilibrio cardiaco dei pazienti in dialisi.
La ricaduta è soprattutto clinica. Le fistole vascolari, indispensabili per la dialisi, possono, come detto, aumentare il carico di lavoro del cuore e favorire complicanze nei pazienti più fragili. Stabilire se e quando intervenire non è sempre immediato: l’integrazione tra dati ecocardiografici e algoritmi predittivi punta a ridurre l’incertezza, offrendo ai medici parametri oggettivi per orientare le scelte terapeutiche e rendere più uniformi i percorsi assistenziali.
“L’obiettivo è affiancare al giudizio clinico strumenti capaci di supportare il processo decisionale anche nelle situazioni più dubbie - spiega il direttore della struttura, Walter Morale - vogliamo aiutare il medico a capire con maggiore precisione quando intervenire e quale strategia adottare”.
Attorno alla Nefrologia dell’ASP di Ragusa si è consolidata una rete clinica che coinvolge diverse specialità — dalla Radiologia alla Geriatria, dalla Cardiologia alla Chirurgia vascolare — oltre alla collaborazione con la Radiologia interventistica del “Cannizzaro” di Catania. Un’integrazione di competenze che si riflette direttamente sull’efficacia dei percorsi di cura.
Un riconoscimento è arrivato anche dalla Società Italiana di Nefrologia, che ha inserito la struttura tra i centri di riferimento nazionali per la formazione nefro-interventistica. A rafforzare questa vocazione contribuisce la collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha individuato la Nefrologia ragusana come sede teorico-pratica per la formazione sugli accessi vascolari per emodialisi.




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