L'aorta è l’arteria più grande e importante del nostro corpo: riceve il sangue ossigenato dal cuore e lo distribuisce a tutti gli altri organi. E’ divisa in quattro tratti: ascendente che nasce direttamente dal cuore e punta verso l'alto, arco, discendente e addominale che è il tratto finale che una volta attraversato il diaframma permette all'aorta di entrare nella pancia dove alimenta organi vitali come fegato, reni e intestino.
Se l'aorta ascendente è quindi la "partenza", l'aorta discendente è il lungo rettilineo che porta il nutrimento a tutto il resto del corpo sotto il livello del cuore. La dissezione aortica acuta di tipo B è un'emergenza medica caratterizzata da una lacerazione della parete interna dell'aorta che coinvolge esclusivamente proprio l'aorta discendente. A differenza del tipo A, che interessa l'aorta ascendente e richiede solitamente un intervento chirurgico immediato a cuore aperto, il tipo B, invece, viene spesso gestito inizialmente con una terapia farmacologica intensiva, a meno che non insorgano complicazioni gravi.

La Cardiochirurgia del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo ha trattato nei giorni scorsi una paziente di 77 anni affetta da questo tipo di dissezione aortica presentatasi in forma acuta. Come detto in questi casi, cioè le dissezioni di tipo B, non si rende necessario l’intervento chirurgico ed infatti è bastato un approccio percutaneo, utilizzando sonde endovascolari con guida radiologica.
In particolare, sono state impiantate tre endoprotesi in successione utilizzando un avanzato sistema di navigazione endovascolare che integra le immagini della Tac preoperatoria con quelle acquisite durante l’operazione. L’équipe che ha condotto l’intervento era composta dai cardiochirurghi Linda Pisano, direttore dell’Uoc di Cardiochirurgia, Sebastiano Castrovinci, referente per il trattamento percutaneo delle patologie aortiche (nella foto in basso) e Antonio Segreto, coadiuvati dalla cardio-anestesista Concetta Milazzo, dagli infermieri del complesso operatorio, dai tecnici di radiologia e dai tecnici di perfusione.

“Siamo particolarmente soddisfatti di questo primato nazionale nell’impiego del navigatore endovascolare per l’aorta toracica, finora utilizzato in Italia esclusivamente per le patologie dell’aorta addominale”, spiega la Pisano. “L’utilizzo di questa metodica ha consentito un rilascio delle endoprotesi sicuro e altamente preciso, con una significativa riduzione sia della dose radiante sia della quantità di mezzo di contrasto somministrato”, ha aggiunto Castrovinci.




















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