Ben Hur, Via col vento, Il signore degli anelli, Balla coi lupi, Il ponte sul fiume Kwai? Pfui. Kubrick, Sorrentino, Wilder, Zemeckis e Spielberg? Bravini, ma niente di che. Nell'escalation irrefrenabile verso l'autoscreditamento in atto da qualche annetto, quei giuggioloni degli Oscar 2026 hanno tentato il colpo della vita: spacciare per il film più premiabile della storia (mai viste 16 candidature) un pomposo simil B-movie vampiresco con velate sfumature tennistiche, tale "Sinners". Un progetto talmente ardito da declassare alla categoria di "tenero scherzetto" il golpe del 2025, quando il titolo di miglior film se l'è pappato il dimenticabilissimo "Anora" con la sua combinazione "gggiovane" di sesso, droga e gangster russi.

Gli "academysti" dopo aver mangiato pesante la sera prima del voto devono però aver sognato uno stormo di vampiri che li inseguiva per una colossale bevuta, perché nottetempo il piano che avrebbe annichilito per sempre la storia del cinema si è ridimensionato uno zinzinello, lasciando ai poveri cinefili ormai rassegnati un lumicino di speranza per il futuro. Vediamo com'è andata a Los Angeles dalle parti del teatro Dolby.

UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA (miglior film e miglior regia). Di tutti i papabili nella discutibile lista dei candidati, quello di Paul Thomas Anderson era certamente il più vicino a un grande film. Se la giocava con "Bugonia", magnificamente scopiazzato da un coreano del 2003 e detentore del più bel finale in circolazione, forse il momento più alto nell'altalenante follia del greco Yorgos Lanthimos. Ma pareva male disconoscere la conversione di un regista che con "Una battaglia dopo l'altra" sembra il secchione trascinato fuori la sera per un giro di sbevazzate nei locali e dirottato dal genere "mattone monumentale" per cinefili all'ultimo stadio (vedi "Il petroliere", "The master" o il comunque raffinato "Il filo nascosto") verso una pirotecnica moltitudine di inseguimenti di puro intrattenimento che manco Starsky e Hutch.

SINNERS (miglior sceneggiatura originale, attore protagonista, fotografia, colonna sonora). D'accordo, ne ha vinti solo quattro, ma resta lo sconforto olimpionico per il premio alla sceneggiatura, ovvero proprio il suo peggio. Pensandoci a posteriori (il film è uscito molti mesi fa), uno se ne stava in sala a guardare una dignitosa vicenda dalle parti del Mississippi che si trasforma di botto in una sequenza di scempiaggini vampiresche tendenti al ridicolo. Ma alla luce dell'Oscar lo sconforto retroattivo è inevitabile. Meno male che a nessuno è venuto in mente di premiare il super sopravvalutato Marty Supreme: sarà la moda del personaggio negativo senza contraltare, bellezza, ma chissà perché dovremmo appassionarci alla storia di un manigoldo smargiasso e scavezzacollo che calpesta ogni essere umano che incontra nella più totale indifferenza. Tutti a dire: eh, ma il ritmo è vorticoso. Peccato che ad attraversare questo triliardo di maramalderie a base pongistica (scadenti le scene sportive al computer) sia un egoista fotonico; e sfuggire alla ragazza che ha ingravidato e sedurre la stanca moglie di un riccone non sono esattamente imprese memorabili.
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SENTIMENTAL VALUE (miglior film internazionale). Fallita miseramente la caccia a una qualsiasi parvenza di recensione negativa, l'unanimente splendido dramma familiare di Joachim Trier si consegna come un altro dei grandi misteri dell'annata cinematografica. Sfiatato, dispersivo e inconcludente, in un tempo infinitamente lungo rispetto al poco che ha da dire si perde in mille diramazioni senza centrare alcun personaggio. Assurdo che abbia superato l'indimenticabile pugnalata al cuore di "La voce di Hind Rajab" sullo sterminio in Palestina. Se non fosse una bassa manifestazione di supponenza, verrebbe da ipotizzare che questa sbadilata di proposte più piatta-che-forma degli ultimi anni abbia denudato vieppiù le pretese degli spettatori.

JESSIE BUCKLEY E SEAN PENN (miglior attrice protagonista e miglior attore non protagonista). Non potendo vivere di sola lagna depressiva, è arrivato il momento di riconoscere che queste due prestazioni rasentano il formidabile. In un film come "Hamnet" che dispone tra i personaggi di un discreto scrittore, tutto il bello si gioca sulla grandezza di una donna selvatica, determinata e viscerale vista davvero poche volte, per uno di quei rarissimi casi in cui la recitazione (anche quella fenomenale dello 'shakespearino') conta più della sceneggiatura. E fa pure piacere guardare un magnifico cattivo, come Sean Penn in "Una battaglia dopo l'altra", quando c'è addirittura un buono per cui tifare.

I FILM VERAMENTE BELLI. Che siccome la roba buona esiste, nonostante questa tendenza al "premiamo chiunque" sinistramente avviata con "Everything everywhere all at once" nel 2022, giusto per sfuggire al furore distruttivo vale la pena citare "La grazia" di Paolo Sorrentino per i suoi dialoghi illuminanti e il semi sconosciuto "Sirat" che contiene una delle scene più traumatiche nella storia del cinema. Ma il migliore di tutti (ovviamente ignorato dai sapientoni dell'Academy) è "Due procuratori", un incubo kafkiano nella Russia stalinista che costringe anche lo spettatore più rompiscatole a tirare fuori dalla bocca quella parola difficile da pronunciare tanto quanto "ho sbagliato" per Fonzie: capolavoro.
Miglior film
Una battaglia dopo l'altra
Miglior regia
Paul Thomas Anderson (Una battaglia dopo l'altra)
Miglior attore protagonista
Michael B. Jordan (Sinners)
Miglior attrice protagonista
Jessie Buckley (Hamnet)
Miglior attore non protagonista
Sean Penn (Una battaglia dopo l'altra)
Miglior attrice non protagonista
Amy Madigan (Weapons)
Miglior sceneggiatura non originale
Paul Thomas Anderson (Una battaglia dopo l'altra)
Miglior sceneggiatura originale
Ryan Coogler (Sinners)
Miglior film internazionale
Sentimental Value (Norvegia)
Miglior film d'animazione
KPop Demon Hunters
Miglior casting
Cassandra Kulukundis (Una battaglia dopo l'altra)
Miglior fotografia
Autumn Durald Arkapaw (Sinners)
Miglior scenografia
Tamara Deverell e Shane Vieau (Frankenstein)
Migliori costumi
Kate Hawley (Frankenstein)
Migliori trucco e acconciatura
Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey (Frankenstein)
Migliori effetti visivi
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett (Avatar)
Miglior montaggio
Andy Jurgensen (Una battaglia dopo l'altra)
Miglior sonoro
Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary Rizzo e Juan Peralta (F1)
Miglior colonna sonora originale
Ludwig Göransson (Sinners)
Miglior canzone originale
Golden (KPop Demon Hunters)
Miglior documentario
Mr Nobody against Putin
Miglior cortometraggio documentario
All the Empty Rooms
Miglior cortometraggio (ex aequo)
The Singers
Two People Exchanging Saliva
Miglior cortometraggio d'animazione
La jeune fille qui pleurait des perles





















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