PALERMO - Operazione antimafia nella notte a Palermo dove carabinieri e polizia, coordinati dalla Procura, hanno fermato 32 indagati nei quartieri Brancaccio e Sperone.
Nel corso della notte sono state eseguite numerose perquisizioni anche con l'ausilio dei vigili del fuoco che hanno aperto diversi magazzini e box. Perquisizioni anche in una impresa funebre della zona. Durante le indagini alcuni imprenditori taglieggiati hanno collaborato e sono state ricostruite diverse richieste di pizzo agli esercenti. L'organizzazione aveva anche acquistato alcune case bandite per fallimenti facendo andare deserte le aste.
Tra i 32 fermi c'è Nino Sacco che uscito dal carcere a maggio del 2024 era tornato a prendere il controllo del mandamento. Il boss scarcerato insieme agli altri 31 indagati sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, reati in materia di armi, trasferimento fraudolento di valori e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, oltre a ulteriori delitti aggravati dal metodo mafioso e dall'agevolazione dell'associazione mafiosa.
L'attività investigativa, condotta dal 2023 al 2026, ha delineato la struttura e gli assetti del mandamento mafioso di Brancaccio ed ha riguardato le famiglie mafiose di Brancaccio, Roccella-Guarnaschelli e Corso dei Mille, ricostruendo i nuovi assetti organizzativi e gerarchici. È stata data esecuzione anche a un decreto di sequestro preventivo riguardante 13 aziende, immobili, conti correnti in relazione a ipotesi di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
Nel corso delle indagini, si era proceduto all'arresto in flagranza di 6 soggetti, all'esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di ulteriori 2 persone, nonché al sequestro di 5 pistole, di 1 fucile a pompa, di 1 carabina, di 2 mazze chiodate, di 3 chili di hashish e della somma in contanti di circa 13.000 euro, elementi che confermano la concreta pericolosità dei soggetti coinvolti e l'attuale capacità operativa del sodalizio.
LE TESTIMONIANZE. Prima i mafiosi gli chiesero il pizzo in officina. Millecinquecento euro a Natale e Pasqua. Poi gli chiesero di fare entrare un loro uomo di fiducia nella società. Poi lo picchiarono. Non ottennero nulla. L'imprenditore, titolare di un'officina e di alcuni parcheggi, denunciò ai carabinieri le estorsioni e due uomini furono arrestati. Ma poi gli bruciarono quattro furgoni nel suo parcheggio in via Antonino Saetta, accanto al San Paolo Palace. L'imprenditore sostenuto dall'associazione Addiopizzo ha denunciato i mafiosi per i quali oggi è scattato il blitz.
Un'altra denuncia è arrivata dal procuratore della ditta edile Neocos aggiudicataria di appalto pubblico del Comune di Palermo, impegnata, a dal luglio 2025, nei lavori di realizzazione della rete fognaria lungo l'asse viario di via Messina Marine. Al responsabile della ditta avevano raccontato strani episodi, come la presenza di uno sconosciuto nel cantiere, il capocantiere, un ingegnere e tre operai.
Il 20 novembre 2025, il capocantiere della ditta Demoikos aveva denunciato un tentativo di estorsione avvenuto quella mattina nel cantiere di via Ciaculli 24. C'è chi denuncia quindi ma sono tanti quelli che continuano a pagare il pizzo in silenzio. A marzo è stato bruciato un escavatore della ditta che in via Amedeo D'Aosta sta realizzando un tratto della rete fognaria. Poco dopo un altro raid incendiario, alla tabaccheria "165" di via Messina Marine.
Messaggi chiari spediti anche con i colpi di kalashnikov contro gli immobili degli imprenditori nei quartieri dall'altra parte della città. Dall'inchiesta sulla mafia di Brancaccio emerge che sono 18 gli episodi estorsivi. A pagare sono commercianti piccoli e grandi, ma anche imprenditori. Da 300 euro al mese, a cifre molto più grosse, anche 17 mila euro in un anno.
IL BUSINESS. La famiglia mafiosa di Brancaccio, attraverso Giuseppe Vulcano, consulente tributario non ufficiale, è entrata nel business delle aste giudiziarie. Un'attività in un settore quello edilizio utilizzato per riciclare denaro. Le case venivano acquistate tramite prestanome. Un'altra attività era quella dello sfruttamento di eredità e testamenti.
Il sistema prevedeva l'individuazione di defunti senza eredi per fabbricare testamenti falsi e impossessarsi di beni. Nell'ambito di questo filone dell'inchiesta, sono stati sequestrati 49 immobili per un valore di circa 7 milioni di euro per impedirne la vendita. Un altro settore era quello della schermatura dei capitali e frode bancaria. L'organizzazione avrebbe creato una strategia per nascondere i patrimoni illeciti al fisco.
Infine sarebbero state costruite di false identità finanziarie attuando una manipolazione sistematica dei profili finanziari dei prestanome. Creando ad hoc documentazione falsa, il sodalizio costruisce un'apparente solidità economica per soggetti nullatenenti, trasformandoli artificiosamente in clienti affidabili per il circuito bancario.
I FERMATI: Pietro Asaro, 55 anni, Antonino Borgognone, 63 anni, Salvatore Borgognone, 31 anni, Filippo Bruno, 36 anni, Francesco Capizzi, 35 anni, Giuseppe Caserta 51 anni, Sebastiano Castanetta, 28 anni, Ignazio Cinà, 37 anni, Maurizio Costa, 61 anni, Salvatore di Pasquale, 48 anni, Angelo Faraone, 32 anni, Paolo Filippone, 34 anni, Antonino Giuliano, 54 anni, Antonino Graviano, 49 anni, Mohamed Labidi, 33 anni, Cosimo Lo Nigro, 51 anni, Saverio Marchese, 61 anni, Antonino Marino, 48 anni, Pietro Mendola, 54 anni, Antonino Randazzo, 33 anni, Antonino Sacco, 71 anni, Carmelo Sacco, 37 anni, Francesco Salerno, 56 anni, Luciano Scrima, 37 anni, Matteo Scrima, 66 anni, Antonino Spadaro, 70 anni, Gaetano Spadaro, 48 anni, Pietro Tagliavia, 58 anni, Giacomo Teresi, 80 anni, Ignazio Testa, 39 anni, Giuseppe Vulcano, 37 anni e Filippo Marcello Tutino 65 anni. Nell'operazione sono stati impiegati oltre 450 uomini.
































