Catania come l'Apollo 13. In una delle sue frequenti esternazioni sui social Enrico Trantino sceglie una metafora spaziale per spiegare cosa succede in città. "Nel 1970 a bordo dell’Apollo 13 in volo per la terza missione sulla luna - scrive il sindaco - si verificò un’esplosione che danneggiò irreparabilmente il modulo. Gli astronauti dovettero riparare sul modulo lunare, che non era attrezzato per ospitare i tre uomini dell’equipaggio e per tornare sulla Terra. Dal centro di controllo in Texas, tutti studiarono quali procedure permettessero di far tornare Lowell, Swigert e Haise, utilizzando ogni oggetto costituisse la dotazione di bordo. Il 17 aprile il modulo ammarò nell’Oceano Pacifico: ciò che poteva essere un tragico fallimento si rivelò un clamoroso successo, perch" tutti si prodigarono per superare le difficoltà e portare in salvo l’equipaggio".
Fin qui la parte spaziale. "I Comuni - prosegue il sindaco -, specie quello di Catania dopo il dissesto degli scorsi anni -, sono come quel modulo lunare. Con quel che ha - pochissimo rispetto a ciò che serve - deve far funzionare tutto: in termini di risorse finanziarie e di personale. Quotidianamente, come nel 1970 a Houston, proviamo a rispondere alle infinite esigenze adattando ciò che abbiamo; e siamo fiduciosi che in un paio d’anni potremmo mettere la navicella Catania in una condizione di soddisfacente efficienza".

Trantino viene al punto: "Qual è la differenza? A Houston non c’erano persone che si lamentavano, che contagiavano il disfattismo, che speravano nel fallimento della missione. Tutti lavoravano per il comune obiettivo. Noi, invece, dobbiamo anche rimediare ai guasti prodotti da chi magari, dopo avere abbandonato i rifiuti o alimentato il degrado, si lamenta per la condizione della città. Perchè è più facile accusare gli altri per ciò che non va, anche quando gran parte di quel che non va dipende da tutti noi".
Arriva il finale speranzoso. "In questi giorni faccio di tutto per partecipare agli eventi di fine anno degli istituti scolastici catanesi. Vedo senso di appartenenza, orgoglio identitario, bellezza. E spero che questo esercito di bambini e ragazzi, capitanati da meravigliosi insegnanti e dirigenti scolastici, con il supporto attivo di tutto il personale, non si lasci contagiare da noi adulti, che abbiamo bisogno di qualcuno a cui scaricare le colpe, per non ammettere quelle nostre".





















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