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Confermato l'ergastolo per il killer delle carceri

2026-06-16 20:14

Emanuele Grosso

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Confermato l'ergastolo per il killer delle carceri

Sedici coltellate a un ragazzo: nuova condanna a Catania per il sicario della mafia

CATANIA - La Corte d'assise d'appello di Catania ha confermato la condanna all'ergastolo per Paolo Censabella e Antonino Marano, noto come il killer delle carceri, per l'omicidio di Dario Chiappone, il 27enne ucciso con sedici coltellate alla gola e al torace a Riposto la sera del 31 ottobre del 2016. 
     

Il movente, secondo la Procura di Catania, è passionale ed economico, collegato al rapporto che il giovane aveva con una donna in precedenza legata sentimentalmente a Censabella. L'82enne Marano, condannato all'ennesimo ergastolo, spietato sicario della mafia catanese degli anni 80, ha una lunga storia criminale ed è passato alla cronaca come uno dei killer delle carceri con il complice Antonino Faro e il rivale Vincenzo Andraus.

 

Come quando nel carcere di San Vittore a Milano urlò di essere in possesso di una bomba e con Faro fece irruzione nella cella di Andraus per ucciderlo con un tubo della doccia che "avevamo staccato con le mani" per "assassinare un infame", ma l'intervento dei secondini bloccò il tentativo di omicidio. Ai giornalisti, durante il processo in cui i due furono condannati a 17 anni di carcere ciascuno, non spiegarono il movente: "Se Andraus fosse morto - sostenne Marano - si poteva dire, ma purtroppo è vivo. Quando morirà ne riparleremo...".
       

Il 5 ottobre del 1987 lui e Faro furono vittime di un attentato nell'aula della Corte d'assise di Milano: durante la requisitoria del pm Francesco Di Maggio al processo Epaminonda, il detenuto Nuccio Miano sparò con una pistola diversi colpi contro di loro, ma ferì due carabinieri.

 

Il tentativo di vendetta arrivò un anno dopo: il 7 novembre del 1988 nell'aula-bunker delle Vallette di Torino si celebrava un processo-stralcio contro il clan dei catanesi davanti alla Corte d'assise presieduta da Gustavo Zagrebelsky, quando da una delle gabbie Marano lanciò una bomba-carta contro la celle in cui si trovano i fratelli Nuccio e Luigi 'Jimmy' Miano. L'ordigno artigianale realizzato con dell'esplosivo nascosto dentro un pacchetto di sigarette non colpì il bersaglio, ma una canaletta elettrica e un termosifone in ghisa sventrato dall'esplosione. 

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