CATANIA - L'Etna è sempre più focoso, Fontanarossa sempre più bloccato. Prosegue l'attività effusiva dalle bocche di quota 2.750 e 1.900 metri, mentre è cessata quella a quota 2.090 metri.
Come comunicato dall'Ingv di Catania, i fronti lavici attivi più avanzati, riconducibili alla bocca di 1.900 metri, alle 9.45 si attestavano a una quota di 1.340 metri superando di poco Rocca Capra (Valle del Bove). L'attività esplosiva al cratere Voragine dalle 16.55 ha invece mostrato un incremento significativo con emissione di cenere che si disperde nel quadrante meridionale.
Il dipartimento regionale della protezione civile in serata ha attivato la fase operativa di “Allarme” a causa del passaggio “a livello F1 Etnas”, cioè “alta probabilità di fontane di lava”. E' stata così interdetta la zona sommitale. Nel video di seguito l'analisi di Salvo Gambino, direttore dell'Ingv di Catania.
Gli effetti dell'eruzione continuano a bloccare l'operatività dell'aeroporto di Fontanarossa. La Sac ha comunicato l’estensione della chiusura del settore C1 e B3, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle ore 2 del 15 agosto. Resta operativo invece l'aeroporto di Comiso che martedì sera aveva sospeso l'attività per contaminazione da cenere lavica.
La chiusura di Fontanarossa sta provocando inevitabili ripercussioni anche sugli scali alternativi nei quali vengono dirottati i voli di Fontanarossa. Particolarmente sotto pressione l’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo, preso d’assalto dai viaggiatori: file interminabili e scene di caos con bagagli, come si vede dalla foto, sparsi nell’aerostazione.

Tra il 6 e il 12 agosto, come fa sapere la Sac, circa 630 voli previsti sull’aeroporto di Catania sono stati dirottati verso altri scali. Nello stesso periodo, per lo scalo etneo erano previsti circa 1.974 voli, circa il 36% è stato cancellato.
"I dati confermano la portata eccezionale dell’emergenza - spiega Sac in una nota -, la più severa degli ultimi 20 anni in termini di impatto sull’infrastruttura aeroportuale, ma anche la capacità del sistema di attivare soluzioni alternative. La gestione dei voli dirottati ha richiesto, infatti, un costante lavoro di coordinamento tra aeroporti, compagnie aeree, autorità e operatori. In questo quadro, gli scali di Comiso, Palermo e Trapani hanno contribuito in maniera cruciale ad assorbire parte del traffico destinato a Catania".





















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