CATANIA - Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha presieduto in duomo la messa per il nono centenario della traslazione delle reliquie di Sant'Agata da Costantinopoli. E ha portato "in questa amata terra di Sicilia" la benedizione e l'affetto del Papa che si unisce spiritualmente alla gioia dei cittadini radunati attorno ad un'antica devozione per la santa patrona.
"Celebrare questo anniversario - ha sottolineato il cardinale - significa riconoscere che il Signore è stato fedele alla sua Chiesa attraverso i secoli, sostenendola nelle prove, purificandola nelle difficoltà e facendola rifiorire continuamente attraverso la testimonianza dei santi". "La Chiesa di Catania custodisce un patrimonio immenso di fede, di cultura, di pietà popolare e di carità. Ma ogni eredità vive soltanto se viene continuamente rigenerata. Le nuove generazioni non hanno bisogno tanto di monumenti o di ricordi, ma di uomini e donne nei quali il Vangelo diventi nuovamente visibile".
Dopo la celebrazione, ha avuto luogo la processione con le reliquie della santa in alcune delle principali strade del centro storico. Al termine i fuochi d’artificio e il rientro della santa in cattedrale.
In mattinata c'è stato il pellegrinaggio partito già alle prime luci dell'alba con le reliquie di Agata portate da Ognina fino alla cattedrale e l’incoronazione del nuovo busto restaurato.



Hanno fatto discutere sui social le foto pubblicate dal sindaco Enrico Trantino, che su invito di Luigi Renna ha baciato il cranio di Agata. "Accade che il nostro arcivescovo - racconta Trantino -, prima che il cranio fosse riposto nel busto, da cui non era stato più rimosso negli ultimi sessant’anni, me lo porge perché lo baciassi. Capisci che lì non sei solo un uomo; ma ciascuno dei cittadini che rappresenti. E ti senti schiacciato dal peso del ruolo, dal timore che stai usurpando il desiderio di tutti, di avere il contatto più ravvicinato che si possa desiderare con Agata. L’emozione ti afferra, e vorresti trasferirla a ciascun concittadino. Non so se basta una foto. Ma lì non ero solo io".

Un episodio che ha suscitato commenti pieni di emozione, ma anche diverse critiche. "Sono devotissima - scrive Serafina -, ma questo lo trovo macabro". "Nemmeno gli Inca e i Maya arrivavano a tanto", dice Antonello. E Saverio rincara: "Siamo all'idolatria più medievale".



















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